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Triduo a San Giovanni della Croce – 3° Giorno

Triduo a San Giovanni della Croce – 3° Giorno

Triduo a San Giovanni della Croce – 3° Giorno

                                                                                 A Cura di Suor Erica Maia – CMES

CONTEMPLAZIONE (l’orazione dell’abbandono)

San Giovanni della Croce sapeva che il processo iniziale della contemplazione “è comune e accade a tanti”. (N 1, 8, 1), però vedendo che tante persone iniziavano ad addentrare nella contemplazione e non capendo il processo in cui vivevano, invece di progredire, regredivano. E poi gli mancavano anche delle guide spirituali che avessero  esperienza in questa tappa di preghiera.

Per necessità di trattare questo tema S. Giovanni decide scrivere sulla contemplazione, in modo di chiarire soprattutto i periodi più difficili e sconcertanti della notte oscura.

I nomi che lui da a questo tipo di preghiera: “notizia generale” (14, 6); “notizia amorosa” (S 2, 13, 7); “notizia soprannaturale” (S 2, 15, 1); “notizia confusa, oscura e generale… che è la contemplazione che si da in fede” (S 2, 10, 4).

La contemplazione è “via dello spirito” (S 2, 13, 5; 14, 1; FmmB 3, 44; N 1, 9, 9); “linguaggio di Dio all’anima di puro spirito a spirito puro”, “tratto più spirituale” (S 2, 17, 4. 7). “La contemplazione pura consiste in ricevere” (Fm 3, 36).

Ieri abbiamo visto i tre segni come criteri basici per discernere e identificare quando è il momento giusto di lasciare la meditazione e dare inizio alla contemplazione:

  1. il primo era non riuscire a meditare, a formulare una preghiera sia con un discorso o con l’immaginazione;
  2. il secondo segno è di non avere il desiderio di fare lo sforzo di leggere per meditare, ma non desidera le cose del mondo; desidera stare nella presenza di Dio ma senza fare nessun ragionamento;
  3. il terzo segno è giustamente quando l’orante si trova bene, con soddisfazione quando sta da solo con Dio con “l’attenzione amorosa”, in un modo pacifico e tranquillo.

Al inizio la persona che si trova in questa tappa, può avere la sensazione di “non fare nulla” di “perdere il tempo”, perché se ne accorge che non conclude niente, ma in realtà questo succede perché nella orazione meditativa, era la persona chi faceva lo sforzo per meditare, per stare attenta e concentrata, e anche nell’esercizio delle facoltà, riusciva a comprendere quello che si meditava, perché la meditazione è una preghiera attiva, invece la preghiera contemplativa è una preghiera passiva. L’anima ricevere soltanto, Dio si comunica all’anima in segreto, trasmette sapienza all’anima senza che lei se ne accorga, a volte se ne accorge ma non sa come, e per questo chiama notizia segreta e amorosa, notte di contemplazione oppure “teologia mistica”. Cosi ci spiega commentando il verso 39 del Cantico B, leggiamolo: “Questa notte, nella quale l’anima desidera vedere tali cose, è la contemplazione. Essa è oscura, perciò viene chiamata notte e con un altro nome “mistica teologia”, che vuol dire sapienza nascosta o segreta di Dio nella quale, senza rumore di parole, senza aiuto di nessun senso corporeo o spirituale, come nel silenzio e nella quiete, all’oscuro di tutto ciò che è sensitivo e naturale, Dio ammaestra l’anima in maniera del tutto occulta e segreta, senza che ella sappia come ciò avvenga. Alcuni spirituali chiamano ciò intendere senza intendere, perché queste cognizioni non vengono formulate da quello a cui i filosofi danno il nome di intelletto attivo, il quale opera su forme ed apprensione delle cose, ma da quello possibile e passivo, il quale non riceve le forme suddette, ma riceve passivamente un’intelligenza sostanziale priva di immagini, che gli viene concessa senza alcuna sua attività”. (CB 39, 12)

               Quindi come questo modo di preghiera è Dio chi attua, l’anima passivamente riceve le sue grazie, i suoi insegnamenti, ecc., partendo dai tre segni per discernere se realmente questo processo è veramente orazione contemplativa, perché va accompagnato con coerenza di vita, la persona cresce nelle virtù teologali, in fede, speranza e carità.

In questa tappa S. Giovanni della Croce ci dice quello che non dobbiamo fare e quello che dobbiamo fare. Quello che non dobbiamo fare è insistere nella meditazione quando Dio ci pone in contemplazione; e sì, quello che si deve fare, come risposta alla grazia che si riceve, è perseverare nella preghiera contemplativa, in modo passivo perché l’atto dell’orante nella preghiera contemplativa è soltanto di restare con l’attenzione amorosa e avere una vita coerente con le pratiche delle virtù.

  1. Giovanni della Croce dice che questo modo di preghiera, forma parte della pedagogia divina, che prima ci insegna e forma con le preghiere in generale, poi con la meditazione e poi di un modo più efficace e profondo con la contemplazione, e che fa al modo dell’uomo, al ritmo dell’uomo, quando la persona si apre alla sua grazia, disponendosi alla sua azione, Dio agisce. È bellissima questa sua spiegazione, in cui più o meno dice cosi, che Dio cammina al passo dell’uomo.

              La contemplazione è la preghiera dell’abbandono. L’orante si abbandona nelle mani di Dio. All’inizio ci consiglia S. Giovanni di non lasciare del tutto la meditazione, perché a volte sia necessario tornare alla meditazione, ma soltanto all’inizio, fino che l’orante impara a discernere con più precisione quando deve restare con “l’attenzione amorosa” in Dio, quando l’anima sente pace e serenità in stare con Dio.

              All’inizio, è difficile mantenersi in contemplazione, perché come già ho menzionato sembra all’orante di non fare nulla e di perdere il tempo. Riguardo a questa difficoltà nel libro terzo di Fiamma Viva d’Amore, San Giovanni della Croce scrive un piccolo trattato su i tre ciechi, che possono togliere l’orante della contemplazione e impedire di progredire, sono: la guida spirituale, il demonio e la stessa persona.

 

              CONTEMPLAZIONE E NOTTE OSCURA

              La contemplazione ha anche una relazione con il processo di purificazione, chiamata da S. Giovanni della Croce: Notte Oscura, e a volte chiama questi due processi di purificazione e contemplazione di: “notte di contemplazione”. Sentiamolo:

“Questa notte oscura è un influsso di Dio nell’anima che la purifica dalle sue ignoranze e imperfezioni abituali, naturali e spirituali; i contemplativi la chiamano contemplazione infusa o teologia mistica, mediante la quale Dio ammaestra e istruisce l’anima in perfezione di amore, senza che ella faccia niente e capisca come ciò avvenga. Questa contemplazione infusa, in quanto è sapienza amorosa di Dio, produce nell’anima due effetti principali: la purifica e la illumina disponendola all’unione di amore con Dio”. (N 2, 5, 1)

              Quindi, di solito in alcun momento della vita spirituale succede questo processo di purificazione, di notte oscura, non sempre, ma a volte succede in un modo intenso quando la persona si trova nello stato di contemplazione. È un momento di contrasto tra l’oscurità e luce. È un momento di grande crescita spirituale e conoscenza. Conoscenza di sé stesso e conoscenza di Dio. L’oscurità insieme l’aridità che sperimenta proviene da sé stesso, dalla conoscenza della sua miseria, e allo stesso tempo è un momento di grande luce, perché prende più coscienza di Dio, della sua grandezza e dell’immensità del suo amore. Il periodo che dura questo processo non è uguale a tutti, dipende da ogni persona. Alla fine è un momento di illuminazione, di preparazione che nel libro di Fiamma Viva d’Amore chiama S. Giovanni della Croce “festa dello Spirito Santo nell’anima”, in cui “l’anima vive internamente e esternamente come se fosse sempre in festa per la consapevolezza del suo felice stato” (F 2, 36).

 

Effetti della contemplazione: si cresce nell’amore a Dio e verso gli altri; cresce nelle tre virtù teologali: fede, speranza e carità con grande fortezza; la persona rimane più umile; ha più pazienza con sé stesso e con gli altri; Insomma, come la preghiera cristiana in generale, la meditazione e la contemplazione non è un cercare sé stesso, ma ci mettiamo in relazione con Dio. E questo contatto con Dio, cambia la nostra vita, non possiamo stare in contatto con Dio e rimanere gli stessi, ci trasformiamo, come il legno piano piano si trasforma nel fuoco che lo tocca. Cosi è l’amore di Dio, quando ci lasciamo toccare dal suo amore, questo amore ci trasforma in amore.

              La meditazione, la contemplazione non fa bene soltanto allo spirito, tante ricerche scientifiche affermano i benefici di questa pratica che aiuta migliorare il nostro sistema immunitario, aiuta alla nostra salute fisica e mentale. Lo scopo della preghiera è unirci a Dio, e quanto più siamo uniti al Signore, siamo più felice, avremo più forza nei momenti difficili, avremo più speranza, più fede, saremo più caritatevoli verso gli altri, troveremo più soddisfazione nel vivere e pure le persone che sono accanto a noi saranno coinvolte da tutte queste grazie e di conseguenza pure loro più felici.

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