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Triduo a San Giovanni della Croce – 2° Giorno

Triduo a San Giovanni della Croce – 2° Giorno

Triduo a San Giovanni della Croce – 2° Giorno

                                                                                A cura di Suor Erica Maia – CMES

Meditazione

Proseguiamo il nostro triduo per celebrare la festività di San Giovanni della Croce.

In questo secondo giorno, parleremo della meditazione, partendo dalla visione e tradizione cristiana secondo la dottrina di San Giovanni della Croce.

Tratterò di condividere alcuni punti basici e non approfonditi, perché è un tema molto ampio. E per chi desidera approfondire di più su questo tema, vi invito a leggere gli stessi scritti del Santo.

L’altro giorno, vi dicevo che per S. Giovanni della Croce qualsiasi tipo di preghiera o pratica devozionale, deve portarci all’unione con Dio e ad una coerenza di vita, ossia non possiamo pregare in un modo e agire in un altro. 

Lo stesso atteggiamento deve succedere nella meditazione.

Prima volevo chiarire che la meditazione cristiana non è la stessa meditazione della filosofia orientale o tanti altri tipi di meditazione che sentiamo. Qui non tratterò di specificare le loro differenze, mi soffermerò su quello che dice S. Giovanni sulla meditazione, dove la mèta è l’unione con Dio, e il vuoto e il nulla di cui parla il Santo nei suoi scritti, soprattutto nel libro “Salita” e “Notte”, si riferisce ad uno svuotamento per riempirsi di Dio.

Per entrare nella vita di preghiera si deve iniziare con la meditazione, meditare i misteri della vita Cristo e cercar di imitarlo, seguire i suoi insegnamenti.

Nel libro secondo della Salita al Monte Carmelo, troviamo un piccolo trattato sulla meditazione.

Quello che consiglia S. Giovanni della Croce, è perseverare in questo modo di preghiera finché si converta in un’abitudine, dando passo alla prossima tappa che è la contemplazione, che è il livello più elevato di preghiera, a cui Dio desidera che arriviamo tutti. Ma sulla contemplazione vi parlerò nel prossimo video.

L’altro giorno vi ho detto che S. Giovanni della Croce non scrive alle persone che devono iniziare il camino spirituale, lui tratta di aiutare le persone che già vivono un’esperienza di fede e di preghiera e che a volte non capiscono il processo in cui vivono e per ignoranza e per non avere nessuno che li capisca e guidi, invece di avanzare indietreggiano.

Condivido con voi quattro punti iniziali per capire un po’ meglio le sue principali idee sulla meditazione o “orazione mentale”.

  • DEFINIZIONE:

La meditazione o l’orazione mentale secondo S. Giovanni della Croce è l’atto discorsivo attraverso l’immagini, forme e figure prodotte e immaginate per i sensi interiori, le fantasie. Come lui stesso dice: “per esempio, che immaginiamo Cristo crocifisso o legato alla colonna o in un altro episodio della sua vita o ci figuriamo Dio in un trono con grande maestà o la sua gloria come una bellissima luce, ecc. e, similmente allorché ci rappresentiamo altre cose di qualunque genere, e divine e umane, che possono cadere sotto il dominio dell’immaginativa”. (S 2 12, 3)

La caratteristica propria della meditazione è il discorso, per questo possiamo descriverla come “meditazione discorsiva immaginaria”, stando molto unita all’esercizio della lettura.

Un suggerimento, potete meditare ogni mattina il vangelo del giorno.

  • Meditazione: STATO DEI PRINCIPIANTI

L’orante che vive questa tappa nel suo cammino spirituale, è considerato principiante, quindi lo stadio del principiante è lo stadio della meditazione: “è bene sapere che lo stato dei principianti è quello in cui si medita e si fanno atti discorsivi servendosi dell’immaginazione. In esso è necessario porgere all’anima degli argomenti per riflettere e ragionare; ella poi a sua volta deve emettere atti interiori e approfittare del gusto sensibile nelle cose dello spirito affinché l’appetito, nutrito con il sapore dei beni spirituali, si distacchi da quello dei beni materiali, abbandonando anche tutte le cose del mondo”. (Fiamma 3, 32)

Questo stato è un periodo attivo, non c’è ancora passività. È l’orante che cerca Dio, che parla a Dio, che dice di sé stesso a Dio nella preghiera.

È un modo più verbale, più immaginativo, più discorsivo, in una parola: più attivo.

  • VALORI E LIMITI
  1. Giovanni della Croce dice che la meditazione appartiene ai principianti, può sorgere il rischio di sottovalutare la meditazione, e invece non è cosi. Principiante a cui lui fa riferimento è l’orante già avvantaggiato, e che non può saltare le tappe nel cammino spirituale, essendo imprescindibile abituarsi nella meditazione, per stare preparato alle tappe superiori.

            Cosi ci spiega: “Tali considerazioni, forme e maniere di meditare, è vero, sono necessarie ai principianti perché la loro anima, progressivamente si affezioni e si nutrisca per via dei sensi” (S 2, 12, 5), e continua: “cosi non è conveniente lasciare prima del tempo la meditazione per via di immagini, affinché non torni indietro. (…) Essa però non dovrà abbandonare la meditazione, finché potrà ritrarne frutto e discorrere”. (S 2, 13, 1-2).

Non possiamo fare meno della meditazione, perché è un periodo molto importante nella vita spirituale e di crescita, ricordando che non possiamo saltare questa tappa, deve essere nostra iniziativa.

            Nel prossimo testo che leggeremo ci spiega in fondo l’efficacia della meditazione, e una volta che è resa un abito ci prepara per la seguente tappa che è della contemplazione: “Infatti conviene ricordare che lo scopo della meditazione e del discorso sulle verità divine è quello di ricavare una qualche notizia e un po’ di amore di Dio; ogni volta che l’anima meditando, ricava tale frutto, si compie un atto. Come in un altro campo vengono, molti atti vengono a generare nell’anima un abito, così molti atti di notizie amorose, che nell’anima emette di volta in volta in particolare, con il continuo ripetersi fanno sì che in lei si generi un abito, il che Dio è solito fare anche in molte anime senza servirsi di tali atti, almeno di molti, come mezzo collocandole subito nello stato di contemplazione”. (S 2 14, 2)

            Dopo perseverare nell’esercizio della meditazione a tale punto di tornarsi un abito, vincendo piano piano le distrazioni degli inizi, l’anima comincia ad avere disposizione in sé per il seguente passo, lasciando il modo attivo di meditare a passare al modo passivo della contemplazione.

  • GRADUALITÀ E ALTERNANZA

Superare questa tappa non vuol dire che la meditazione debba scomparire. Dipende da ogni persona, a volte tra una tappa e l’altra può succedere in alternanza o gradualmente.

Nella pedagogia di S. Giovanni la meditazione mantenne la sua importanza mentre non sia un impedimento al passo successivo che è la contemplazione, ma nemmeno si deve abbandonare l’esercizio della meditazione quando si stia nel passaggio alla contemplazione.

Lui ci da tre criteri basici o segni per sapere quando si deve lasciare l’esercizio della meditazione e passare alla contemplazione:

  1. “Non poter meditare e discorrere con l’immaginazione, né provare gusto in questo esercizio, come il passato”;
  2. “L’anima si accorge di non avere alcun desiderio di applicare l’immaginazione e il senso a nessun altro oggetto particolare, esteriore o interiore”;
  • “L’anima trova soddisfazione a starne sola con attenzione amorosa in Dio, senza considerazione particolare, e in pace interiore, quiete e riposo, senza atto né esercizio delle sue potenze: intelletto, memoria e volontà”.

Quando l’orante inizia ad addentrare nella contemplazione gli sembrerà che “non fa niente”, che “perde tempo”, questo succede per non sapere che questo è pure un modo di preghiera. S. Giovanni ci spiega che è normale avere questa sensazione, e cosi ci consiglia di non tornare indietro: “Impari dunque lo spirituale a starne con avvertenza amorosa in Dio, riposando con l’intelletto quando non può meditare, benché abbia l’impressione di non concludere niente; in tal modo, a poco a poco, e molto presto, gli sarà infusa nell’anima la pacifica quiete divina, accompagnata da mirabili e sublimi nozioni di Dio, avvolte dall’amore divino”. (S 2, 15, 5)

DIFFERENZA TRA MEDITAZIONE (O ORAZIONE MENTALE) E CONTAMPLAZIONE (O ATTENZIONE AMOROSA).

            Qual è la differenza tra meditazione e contemplazione?

Per capire la differenza e relazione tra meditazione e contemplazione leggiamo un brano del libro della Salita in cui S. Giovanni ci spiega con i paragoni, e percepiamo anche la sua preferenza per la contemplazione: “La differenza è quella che intercorre fra l’agire e il godere dell’opera già compiuta, tra la fatica del cammino e il riposo e la quiete della mèta, fra il cucinare e il mangiare e gustare il cibo cotto e masticato, senza alcuna fatica, e il ricevere e trar profitto da quanto si è ricevuto”. (S 2 14, 7)

Se nella meditazione è L’orante che deve fare lo sforzo per pregare, nella contemplazione no.

La definizione classica della contemplazione secondo S. Giovanni è: “la contemplazione consiste in ricevere”, che parleremo di cui parlerò nel prossimo video.

Preghiera finale (vangelo della domenica- domenica della gioia)

Proposito iniziare: a meditare. Iniziare con la lettura del vangelo del giorno e praticare la meditazione, con i piccoli passi che ci insegna San Giovanni della Croce con l’immaginazione e il discorso.

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