wolf of latin streets opciones binarias francisca serrano opciones binarias opciones binarias cuanto hacienda criptomonedas y opciones binarias trazadores en opciones binarias

Triduo a San Giovanni della Croce – 1 Giorno

Triduo a San Giovanni della Croce – 1 Giorno

Triduo a San Giovanni della Croce – 1 Giorno

  •                                                                           A CURA DI SUOR  ERICA MAIA – CMES

  • 1 – Preghiera

Con grande gioia iniziamo nostro triduo in onore a San Giovanni della Croce. Condividerò con voi tre riflessioni sulla preghiera.

In questo primo video parlo della preghiera in un modo generale, nel secondo video parlerò sulla meditazione o l’orazione mentale e nel terzo video sulla contemplazione o l’attenzione amorosa.

San Giovanni della Croce è dottore della Chiesa, la sua dottrina è “l’orazione”: “Dottore della preghiera”, cosi lo dichiara il Papa Pio XI.

La preghiera è il motivo centrale della sua dottrina. Nonostante, il maestro non parla della preghiera espressa e direttamene nei suoi scritti, partendo della sua base, cosa che diversamente fa S. Teresa di Gesù, che la definisce molto bene. Il Santo tratta dei temi sulla preghiera per chi già ha iniziato il suo cammino spirituale, desidera avanzare ma si trova in difficoltà.

STILE/EPOCA:

Partiamo dal contesto storico in cui ha vissuto Fra Giovanni della Croce, rispetto alla preghiera, l’orazione in generale.

Il secolo XVI in Spagna fu un periodo di grande religiosità, quando la novità non fu solo la scoperta del nuovo mondo, ma pure la scoperta, la conquista e la conoscenza del continente dell’interiorità. Possiamo dire che la preghiera era il più grande esercizio spirituale di quell’epoca, la moda intellettuale per eccellenza. Ricordo che la riforma protestante non trovò spazio in Spagna in quel periodo, e ciò contribuì ancora di più a che la letteratura di spiritualità, la ristrutturazione e le riforme dei vari ordini religiosi. Perciò la spiritualità in generale si trovò in pieno sviluppo.

TESTIMONI:

“La mia casa, è casa di preghiera” (Lc 19, 46)

Facendo un collegamento con il Vangelo di Luca dove Gesù dimostra il suo zelo per la casa di Dio: “la mia casa, è casa di preghiera”, possiamo dire che anche noi siamo tempio di Dio, casa di Dio. Pure S. Paolo dirà che noi siamo tempio dello Spirito Santo. Possiamo vedere che questa parola di Gesù si è compiuta nell’anima, nella vita di S. Giovanni della Croce. Lui non ha scritto niente di sé, non ci ha lasciato la sua autobiografia, ma alcune persone che lo hanno conosciuto e sono vissute con lui testimoniavano che “lui era in un costante stato di preghiera”; “si percepiva che era unito a Dio”; “tutto era preghiera nella vita di Fra Giovanni della Croce”; “il suo dialogo con Dio era costante e fluido”; nei suoi momenti liberi, quando lo cercavano era sempre in preghiera in cappella, nella sua cella, in chiesa o immerso nella natura. Dicevano ammirati lui che pregava con la Bibbia e davanti al Santissimo Sacramento.

Pure Santa Teresa di Gesù, in una sua lettera, nel descrivere Fra Giovanni sottolinea due delle sue tante virtù caratteristiche: “è un uomo di molta orazione e di molta prudenza” (Ct 6/7/1568).

ESPERIENZA PERSONALE/SCRITTI

Nei suoi scritti, riguardo la preghiera, troviamo diversi temi in cui l’obiettivo è INSEGNARE, CRITICARE, RACCOMANDARE e DESCRIVERE I MODI CONCRETI DELLA PREGHIERA.

Esorta ad avere cura e apprezzamento per la preghiera in generale, raccomanda che essa sia coerente con la vita, ma senza cadere nel devozionismo o nella superstizione e non trascuri la sua vera meta, che è sempre l’unione con Dio. Sentiamolo: “Riguardo alle preghiere e alle altre devozioni, le anime, con la loro volontà, non vogliano darsi a cerimonie e modi di pregare diversi da quelli insegnati da Gesù Cristo”. (S 3, 44, 4)

Con questo Giovanni non vuole dire che sia contro la pietà popolare, perché sappiamo che anche lui si è servito dell’immagine, dell’acqua benedetta, delle processioni e dei vari rituali e gesti di religiosità del suo tempo. Utilizzò anche la musica e il canto nelle sue preghiere, nelle sue poesie, per le strade, nelle festività conventuali, ecc.

La preghiera liturgica era parte del suo tempo e della sua devozione, tanto la Messa come le preghiere della liturgia delle ore e si serviva del tempo liturgico, per pregare in comunione con la Chiesa.

Un esempio lo troviamo nella lettera scritta nel periodo della pentecoste ad una carmelitana che aveva degli scrupoli, ad avere pazienza nelle sue difficoltà per amore dello Spirito Santo: “Tutti questi giorni poi, anche se ci sono problemi in casa, cerchi di passarci sopra per amore dello Spirito Santo e per concedere pace e quiete all’anima in cui egli gradisce dimorare”. (lettere 20)

Come non troviamo mai nessuno scritto che faccia riferimento a sé stesso, visto che la discrezione, il pudore e l’umiltà retorica sono le caratteristiche proprie del Santo, lo stesso atteggiamento troviamo nelle preghiere che sono nei suoi scritti. Ha utilizzato le parole dei testi biblici, dei salmisti, dei profeti, la sua voce si nasconde sotto la sposa appassionata che cerca l’amato. Ciò nonostante esse sono così personali che quasi riusciamo a sentire la sua voce che prega, e si percepisce che sono intimamente collegate con la sua esperienza di vita.

Questo suo modo particolare di pregare lo troviamo in alcune delle sue poesie (La fonte, Vivo senza vivere in me, Cantico), nei dialoghi, negli avvisi spirituali.

DOTTRINA

La dottrina di S. Giovanni, come tutta la sua opera, non è altro che il Vangelo.

Quando fa riferimento diretto alla preghiera, non ci presenta un sistema pedagogico o un elenco di temi, o qualche forma concreta di procedere nella vita di preghiera.

Quello che a lui è molto chiaro e ci aiuta a comprendere è che la vita di preghiera è un esercizio teologale. Quello che troviamo nella sua dottrina sulla preghiera è la formazione dell’orante e dei suoi atteggiamenti teologali. Per S. Giovanni della Croce imparare a pregare, è imparare a mettere in atto la vita teologale di fede, speranza e amore/carità, è farne esercizio. E per dare inizio a questo cammino nella vita spirituale c’è bisogno di libertà e purificazione della mente, dei ricordi e dei cuori per poter pregare in spirito e verità.

Lui senza scrupoli, non nasconde la miseria della persona senza preghiera, dei pericoli e dei beni di cui si privano. Lui afferma che la persona senza preghiera è una persona debole, cieca, ignorante, schiava dell’immediato, dei suoi sensi e dei vizi.

Nel pensiero di S. Giovanni della Croce la preghiera non è soltanto qualcosa a cui si ricorre per le nostre necessità, ma è uno strumento di unione con Dio. Per questo motivo è necessario rimuovere gli ostacoli, i vizi, l’attaccamento che schiavizza e impedisce tutta la lucidità necessaria per conoscere e ascoltare la voce di Dio.

L’esercizio della preghiera dilata davanti alla persona la sua miseria e le mostra la sua altissima dignità e vocazione: essere Figlio amato di Dio chiamato a unirsi a lui per raggiungere la sua pienezza e la sua felicità.

Critica e educazione:

Nella dinamica della vita orazionale, S. Giovanni ci insegna che pure nella vita di preghiera c’è bisogno dell’educazione della volontà attraverso la carità.

Per lui pregare bene è questione di sapere amare con libertà e fortezza.

Egli denuncia tutto lo spreco di energia in superstizione, fervore artificiale o esteriore che non portano alla comunione con Dio. Chiede prima di tutto attenersi alla raccomandazione del Signore: “Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Mt 6, 33); e chiede anche di non moltiplicare le parole e attenersi alla preghiera che ci ha insegnato Gesù, di essere discreto e di pregare il Padre nel segreto.

Come già ho detto il tempo in cui è vissuto il Santo fu un periodo in cui c’era in Spagna un grande fervore spirituale, ma non mancavano gli eccessi; senza scrupoli il Santo lo denuncia, perché tutta la devozione popolare non deviasse dal senso principale della preghiera e non restasse soltanto nell’esteriorità.

Pregare è mettersi in relazione con Dio, la meta della preghiera è unirsi a Dio. Pregare è stare in contatto con Dio, e questo contatto cambia la vita, perché non può rimanere la stessa persona qualcuno che si è lasciato toccare da Lui.

Quando preghiamo, anche se per chiedere per gli altri, ma rimaniamo la stessa persona, se non abbiamo cambiato la nostra vita, dobbiamo fermarci e dirci: “Se quello che stiamo facendo è veramente preghiera? Perché pregare è mettersi in contatto con Dio, e se questo non succede, la mia preghiera e le mie devozioni restano soltanto nell’esteriorità”.

Una vita di preghiera porta con sé coerenza di vita, non possiamo pregare in un modo e agire in un altro.

Santa Teresa definisce la preghiera come “rapporto di amicizia con chi sappiamo che ci ama”; San Giovanni della Croce ci insegna che lo scopo della preghiera è unirsi al Signore per arrivare alla nostra massima vocazione e realizzazione.

Questo è il desiderio di Dio: che ci mettiamo a disposizione perché Lui possa venire in noi e dimorare in noi.

Preghiera finale.

Riflettiamo su noi stessi.

Come va la mia vita di preghiera? Mi ricordo di Dio soltanto quando ho dei problemi, nelle difficoltà o nella malattia? Mi ricordo del Signore soltanto quando vado in chiesa? Quando vado a Messa sto attento, quando faccio la comunione sono consapevole della presenza reale di Gesù che è l’Eucaristia o lascia distrarre? Oppure mi sono allontanato da Dio che da tanto tempo non faccio nessuna preghiera?

Magari sei una persona di preghiera, che già hai iniziato un percorso spirituale, ma non sei fedele nella tua preghiera tutti giorni.

Vi faccio questo invito in questo periodo de avvento di fare il proposito di pregare tutti giorni, di riservare pochi minuti della tua giornata per pregare. E vedrai come la sua vita cambierà, sarai più felice, avrai più salute non soltanto spirituale ma anche fisica e mentale, eppure sarai più forte nelle difficoltà quotidiana.

Ci mettiamo alla presenza di Dio, facciamo silenzio interiore perché possiamo sentire la voce e la presenzia di Dio. Non siamo vuoti, la Santissima Trinità abita in noi. Chiediamo allo Spirito Santo che ci insegne a pregare, che Lui possa donare a noi il dono della perseveranza, della costanza nella preghiera.

Fonte biográfica: P. Gabriel Castro, OCD; P. Eulogio Pacho, OCD; P. Maximiliano Herráiz, OCD; Diccionario de San Juan de la Cruz, Editorial Monte Carmelo, 2009; Opere San Giovanni della Croce, Dottore della Chiesa, Edizione OCD, 2001.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.