Testimonianza Vocazionale di Suor Maria Telma cmes

Testimonianza Vocazionale di       Suor Maria Telma cmes

Testimonianza Vocazionale di Suor Maria Telma cmes

Ero al mio posto di lavoro, di mattina, quando mi è arrivata una telefonata di una

delle mie sorelle, che diceva: “Senti, Agostina, (la mia sorella più grande) è in stato di

incoscienza, adesso è in ospedale, al pronto soccorso”. Era il 28 novembre 2007 e

avevo 29 anni… in quel luogo e tal modo Dio ha iniziato la mia conversione.

Io sono suor Maria Telma e da 10 anni sono entrata nella congregazione delle Suore

Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo, sette dei quali nella vita contemplativa,

e proprio per questa porta che Dio ha aperto una nuova strada.

Mi ricordo che mi sono diretta all’ospedale e ho passato tutta la giornata

Nella sala d’attesa per ricevere notizie, ogni volta meno felici (mia sorella ha avuto due

arresti cardiorespiratori, era malata di cancro, le metastasi si erano diffuse, ma

non lo sapevamo). Seduta li, sentivo il mio mondo crollare, venivo colpita in una delle

colonne più preziose, questa era per me mia sorella: come la amavo! e la amo ancora.

Non ero pronta per affrontare la morte.

Sono stata educata nella fede cristiana, ho ricevuto i sacramenti dell’iniziazione e da piccola

andavo a Messa, poi con l’adolescenza è venuta la lontananza: Dio non era

importante per me, era piuttosto scomodo. Dico mi era scomodo perché non sapevo

dove “metterlo”, non lo potevo rinnegare, eppure non riuscivo a vivere con Lui.

Ma Lui mi cercava… tante volte, oggi lo vedo, segni e accenni che mi lanciava, alcuni

belli e indimenticabili. Mi ricordo di un Incontro di preghiera nello stadio sportivo

della mia città, io ero poco più di una fanciulla, sentivo una suora parlare della sua

esperienza vocazionale, era già la fine del giorno e c’era quella luce splendida del

tramonto che riempiva quel luogo, come se animasse le parole della suora della

sua stessa bellezza, perché lei stava dicendo come era imparagonabile l’essere tutta di Dio.

Ma riprendendo le fila del discorso, mi ricordo che giunta la sera uscì dall’ospedale

con il mio fidanzato per mangiare qualcosa e poi tornare a casa.

Ho detto a lui: questo è un giorno da dimenticare… per sempre.

Invece non è stato così. Dieci giorni dopo mia sorella è morta.

A poco a poco gli organi hanno smesso di funzionare.

Qui non mi dilungo nella tristezza e il dolore di quei giorni.

C’era il vuoto, quell’ immenso vuoto. Ed è stato proprio lì che ho ritrovato Dio.

Perché questa sofferenza era “soltanto” una delle tante forme in cui

ho percepito questo vuoto, in quella circostanza in modo più grande,

schiacciante e doloroso, senza dubbio,

ma di un vuoto che era stato sempre dentro di me.

Tutto sempre veniva ingoiato: gli studi universitari, la laurea,

i progetti di più titoli, del matrimonio, persino della maternità.

E non capivo che il più grande vuoto nella mia vita era quello di Dio.

E che soltanto la Sua pienezza poteva riempire.

Con la morte di mia sorella sono stata costretta a ridare un senso a tante cose

nella mia vita e per la prima volta ho riconosciuto che avevo bisogno di Dio. Un anno

dopo, mentre mi avvicinavo man mano alla Chiesa, un Incontro di preghiera,

promosso di una comunità della città dove abitavo, ha cambiato il mio essere.

In quei giorni ho vissuto una profondissima esperienza con lo Spirito Santo.

Dopo quell’ incontro io ed un’altra mia sorella abbiamo incominciato a partecipare del

gruppo di preghiera promosso da quella stessa comunità, e più frequentavo più

avevo voglia di partecipare. Ma c’era ancora un’altra tappa: il ritiro di carnevale del

2009 animato dalle suore Carmelitane Messaggera dello Spirito Santo. A partire di

quell’evento ho sentito come una mano che mi stringeva il cuore e mi toglieva il

respiro, ho visto sorgere dentro di me due vie: in una di loro mi vedevo seguendo i

miei antichi progetti; in un’altra, nuova ed estranea, mi appariva la vita tutta dedita

a Dio come qualcosa di possibile. Io non capivo niente!

E queste cose litigavano tra di loro con forza e mi dilaniavano.

Fino a un giorno in cui, nella mia stanza, seduta

nel mio letto, ho fatto questa preghiera: “Signore, questi sono i miei desideri (li ho

elencati tutti come se Lui non li conoscesse): “se Tu hai progetti diversi per me, fai Tu.”

Pochi giorni dopo, parlando con una delle persone di quella comunità, lei mi ha

detto che aveva parola di discernimento su di me che fino a quel giorno riluttava di dirmi:

“Dio mi chiamava ad acque più profonde” …Ho respirato.

Ho lasciato tutto per Lui: i miei studi, il mio lavoro, il fidanzato, la mia famiglia, per

ricevere cento volte più! Quel vuoto non si è riempito!

Ora lo so che si ricolmerà soltanto quando tutta, con Lui ed in Lui,

ne sarò piena, in quel giorno di luce e bellezza che non finirà mai.

Resta da dire che c’è un certo stupore e mi cogli quando sono o in cucina,

o nella mia stanza o nel corridoio!

Lo stupore, la meraviglia di svegliarmi ogni tanto all’amore di Dio

che mi segue ovunque, che non mi lascia mai e non mi ha lasciato,

anche quando io non l’ho voluto, che mi ha raggiunto nella mia povertà,

nella mia condizione creaturale, bisognosa, nei miei tanti, tanti, tanti peccati.

E ringrazio Dio per la sua pazienza, la sua misericordia,

che mi ha cercato e aspettato e aspetta ancora,

io così lenta a corrispondere, così impedita.

E chiedo: abbi con me, Signore mio, la misericordia

che ci racconta la parabola del padrone della vigna con gli ultimi impiegati,

lasciami avere l’audacia di desiderare lo stesso salario

di quelli che hanno risposto prima di me.

Ora il mio unico desiderio è amarti fino al cielo e più ancora.

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