Santa Elisabetta della Trinità e la musica

Santa Elisabetta della Trinità e la musica

Santa Elisabetta della Trinità e la musica

La mamma di Elisabetta presto percepisce il talento della figlia e la fa frequentare il conservatorio di Digione (Francia)dove impara a suonare il pianoforte.

Alla tenera età di otto anni già si parlava del suo tocco vivace ed espressivo, cosa impressionante per il fatto che appena arrivava ai pedali.

Quelli che la ascoltavano “ammiravano la sicurezza di esecuzione delle sue piccole dita che pareva sgranassero delle perle.” (R 23) Gli autori preferiti della santa erano Liszt, Schumann, ma soprattutto Chopin.

Il suo talento viene premiato la prima volta nel 1891. L’anno successivo anche se il suo valore è riconosciuto da tutti non riceve nessun premio per essere la più piccola della classe. A tredici anni vice il primo premio di piano forte e il primo di solfeggio. Nell’anno seguente, ancora riceve il primo premio, però un signore che non voleva che Elisabetta facesse ombra alla sua alunna va in prefettura e riesce ad annullare il premio. A causa di questa ingiusta decisione “i membri della giuria, molto scontenti si sono dimessi”. (L 7)

È notevole come “in una età così tenera, quei piccoli successi sarebbero potuti divenire funesti…fortunatamente la vigilanza materna, assecondando il lavoro della grazia, seppe mantenere la bambina in quella semplicità piena di umiltà e di candore, che fu sempre la caratteristica della sua vita”. (R 23) Una volta volevano far un elogio al suo talento e lei risponde: “non sono io che ho suonato, ma è stato Lui (Dio) che ha suonato al mio posto.” (Elpa 13) Tutte le volte che “suonava, per lei era una preghiera”. Infatti diceva: “Quando non posso pregare, mi metto a suonare e lo faccio per il buon Dio” (Elfa 12) in un’altra occasione quando è stata molto applaudita disse alla sua mamma: “Avrei tanto desiderato essere perfetta perché io ho suonato per Dio” (Summ. P. 145)

Ma Elisabetta viveva come le altre ragazze della sua età. Le piaceva giocare a tennis, frequentare le lezioni di inglese, insegnare i bimbi del catechismo a ballare e con loro amava fare rappresentazioni viventi. Lei non soltanto faceva parte al coro parrocchiale come era anche una appassionata catechista.

Infine, quello che è più belli in Elisabetta è come riuscì ad esprimere le realtà spirituali con le dinamiche musicali. La sua vita è divenuta un canto di lode al Signore. Il bramo seguente fa proprio sintesi di questo:

“Una lode di gloria è un’anima di silenzio che si tiene come una lira sotto il tocco misterioso dello Spirito Santo, affinché egli ne faccia uscire armonie divine, essa sa che la sofferenza è una corda che produce suoni ancora più belli.” (CP 43)

Sr Simona Miranda, CMES

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