La forza della grazia in Elisabetta della Trinità

La forza della grazia in Elisabetta della Trinità

La forza della grazia in Elisabetta della Trinità

Ciao carissimi, oggi vi proponiamo di fare conoscenza di una affascinante donna:

Elisabetta Catez, Santa Elisabetta della Trinità.

 

Maria Giuseppina Elisabetta Catez nacque a Bourges, Francia, il 18 luglio 1880, in una famiglia benestante, di cui il papa era ufficiale dell’esercito francese.

 

Ben presto, si rivelerà una caratteristica molto significativa della nostra amica, il suo temperamento collerico. Sì, la nostra santa aveva un carattere molto forte e vivace. Ma questo che possiamo vedere come un limite della sua umanità viene a essere il filo d’oro con cui Dio tesserà la sua santità.

 

Nell’ anno 1887, dopo vari cambiamenti di citta, la famiglia Catez si trasferisce a Digione e lì nello spazio di pochi mesi la nostra bambina soffrirà con la perdita del suo nonno e del suo amato papa.

 

Nonostante questi eventi dolorosi, Elisabetta si prepara per ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana. E qui, ci racconta lei stessa, incomincia la sua conversione e il bellissimo cammino cha ha fatto verso la sua interiorità, dove, lei scopre, che abita Dio.

 

In tutto questo tempo, noi possiamo vedere una bambina in lotta con se stessa per vincere quello che lei sa di essere il suo difetto dominante. Identifica e capisce tutti gli sforzi della mamma – donna saggia forte e amorosa –  che cerca di far crescere il movimento della grazia divina nell’anima della figlia, e proprio lì, in questa materia ricchissima, prova di imprimere il desiderio del bene. E in questa immensa forza interiore di far girare il mondo attorno a se stessa e dei suoi desideri capricciosi, nacque una, ugualmente immensa, capacita di negazione del suo io egoistico, per amore di Dio, in primo luogo, poi per amore degli altri. Tanto è così che vediamo lo sforzo crescente della bimba per non perdere il diritto al bacio di buonanotte della mamma, la sua punizione più efficace. Ma più ancora lo sforzo di non essere meno degna di ricevere i baci di Gesù nell’eucaristia. Col quale instaura un rapporto d’amore ogni volta più intenso e profondo.

 

Ed ecco tutta la sua energia trasformata in amore, qui c‘è già il germe della sua vocazione.

 

Santa Elisabetta crescerà come le adolescenti della sua epoca: gioiosa, socievole, vanitosa, a lei piacevano gli abiti eleganti. Aveva un vero talento musicale, pianista eccellente, ha vinto vari premi, concorsi….

 

Pero, accanto a questa vita comune, cresceva la voce di Gesù nel suo interiore: a 14 anni fa un voto intimo di verginità, sempre di più attratta dell’Assoluto di Dio, la sola cosa che poteva riempire la profondità del suo essere.

 

Tuttavia la vocazione al Carmelo, che lei conosceva da bambina e poteva contemplare dalla sua casa, viene rifiutata dalla madre in un primo momento. Elisabetta, ormai padrona di se, soffre, tacce. E principalmente prega. Il tempo passa e di nuovo sorge l’occasione di manifestare il suo desiderio, questa volta la signora Maria cederà, a condizione pero, che la sua entrata si faccia dopo il suo ventunesimo compleanno. Questo avviene, non senza grandissima sofferenza per l’anima amorosissima della nostra giovane, che piange nel lasciare le due creature che più amava in questa terra: la madre e la sorella.

 

Cosi nel 1901, entra nel Carmelo e riceve il nome di Suor Elisabetta della Trinità. In cui si racchiude il suo mistero. Allora tutte le sue energie saranno impiegate nell’ inabissarsi in questo mistero: l’inabitazione di Dio nell’anima. Lei si donerà tutta in questo lavorio interiore di scoprirsi “casa di Dio”, di farsi luogo sacro, o meglio, di lasciarsi consacrare dalla presenza del Signore in noi. Di essere una umanità di aggiunta. Di sapersi nata per la lode della Sua gloria.

 

La nostra cara amica non risparmierà nulla di se.

 

Nel 1906, dopo brevi 5 anni di vita religiosa, si manifesterà più fortemente la malattia che la consumerà. Cosi ai soli 26 anni, dopo aver lasciato un magnifico itinerario dottrinale verso l’interiorità per trovare Dio dentro dell’ essere umano, Santa Elisabetta muore, dicendo: “Vado alla luce, all’amore, alla vita”.

Sr. Maria Telma, CMES

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