8 novembre Santa Elisabetta della Trinità

8 novembre Santa Elisabetta della Trinità

8 novembre Santa Elisabetta della Trinità

Commento della preghiera

“Elevazione alla Santissima Trinità”

Oggi continueremo la nostra meditazione su santa Elisabetta della Trinità.

Ieri abbiamo visto un poco della sua storia e spiritualità, oggi parleremo della sua eredità spirituale nel Carmelo, nella Chiesa, nel mondo.

Elisabetta al contrario di tanti altri santi non ci ha lasciato un trattato spirituale vero e proprio, pero, possiamo cogliere nei suoi scritti, un testo che è come il suo testamento spirituale, un riassunto di tutto quello che Elisabetta ha vissuto nella sua intimità con Dio, si tratta della preghiera da lei scritta, intitolata  “Elevazione alla Santissima Trinità”.

Dopo un corso di esercizi spirituale centrato  sul tema della Incarnazione del Verbo, e concluso con una giornata dedicata alla rinnovazione dei voti e all’adorazione Eucaristica, Elisabetta scrive di  getto, su un foglio staccato dal suo quaderno questa bellissima preghiera.

Dico che si tratta del suo testamento spirituale perché è trovato dentro un suo libro solo dopo la sua morte, e presto si è capito il suo grande valore, la sua profondità, è quasi come uno specchio nel quale vediamo chiaramente l’anima di Elisabetta.

Per cercare di cogliere almeno qualche goccia della ricchezza spirituale di questa preghiera la divideremo in tre parti:

Nella prima parte Elisabetta si rivolge alla Trinità e dice cosi:

O mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi interamente per stabilirmi in te, immobile e quieta come se la mia anima fosse già nell’eternità. Che nulla possa turbare la mia pace, né farmi uscire da te, o mio Immutabile , ma che ogni minuto mi porti più addentro nella profondità del tuo Mistero.
Pacifica la mia anima, fanne il tuo cielo, la tua dimora amata e il luogo del tuo riposo. Che non ti ci lasci mai solo, ma che sia là tutta intera, tutta desta nella mia fede, tutta adorante, tutta abbandonata alla tua Azione creatrice.

Ricordiamo che Elisabetta era dotata di un carattere molto forte, e che tante volte ha sofferto e lottato contro se stessa fino ad, acquistare con l’aiuto della grazia, quella pace interiore e quella serenità cosi preziosa, per questo chiede a Dio di conservarla in questa pace:

aiutami a dimenticarmi interamente per stabilirmi in te…

Che nulla possa turbare la mia pace, né farmi uscire da te …

Lei aveva capito che per vincere se stessa doveva uscire da se stessa e stabilirsi in Dio, perché è Lui la sorgente di ogni bene, solo Lui poteva pacificare la sua anima, e una volta stabilita in Lui, anche Lui sarebbe venuto a stabilirsi in Lei, trovando nella sua anima le sue delizie, il suo cielo.

Elisabetta era ormai innamorata dell’idea di questo “stare” reciproco, di lei in Dio e di Dio in Lei, e voleva solo addentrare sempre di più in questo mistero, abbandonarsi all’ azione creatrice di Dio, che è continua, Lei aveva capito che questo Dio uno e trino che ci ha creato è capace di ri – crearci in  ogni instante.

Nella seconda parte Elisabetta si rivolge al Figlio, e qui è la sua anima di sposa che parla:

O mio Cristo amato, crocifisso per amore, vorrei essere una sposa del tuo Cuore, vorrei coprirti di gloria, vorrei amarti… fino a morirne! Ma sento la mia impotenza e ti chiedo di “rivestirmi di te stesso”, d’identificare la mia anima a tutti i movimenti della tua anima, di sommergermi, d’invadermi di sostituirti a me, affinché la mia vita non sia che un’irradiazione della tua Vita. Vieni in me come Adoratore, come Riparatore e come Salvatore. O Verbo eterno, Parola del mio Dio, voglio passare la mia vita ad ascoltarti, voglio farmi tutta ammaestrabile, per imparare tutto da te. Poi, attraverso tutte le notti, tutti i vuoti, tutte le impotenze, voglio fissarti sempre e rimanere sotto la tua grande luce; o mio Astro amato, affascinami perché io non possa più uscire dalla tua irradiazione.

Qui, la santa dona voce ai suoi desideri, alle sue aspirazioni più profonde, ripete spesso, io vorrei, io vorrei… ma si rende conto subito della sua incapacità, della sua impotenza, della sua miseria, pero invece di rimanere li, si alza, fa ancora una volta quel movimento di uscire di se stessa per rivolgersi a colui che può tutto:

ti chiedo di “rivestirmi di te stesso”, d’identificare la mia anima a tutti i movimenti della tua anima, di sommergermi, d’invadermi di sostituirti a me…

E se prima chiedeva semplicemente di “essere tutta adorante” adesso chiede a Gesù di “venire in Lei come adoratore”, Elisabetta si arrende completamente a Dio, aspetta ormai tutto da Lui.

O Verbo eterno, Parola del mio Dio, voglio passare la mia vita ad ascoltarti, voglio farmi tutta ammaestrabile, per imparare tutto da te…

E ancora una volta manifesta il suo desiderio di “stare” in Dio

voglio fissarti sempre e rimanere sotto la tua grande luce; o mio Astro amato, affascinami perché io non possa più uscire dalla tua irradiazione.

E questo parla tanto all’uomo di oggi, cosi incostanti, l’uomo deve imparare a fermarsi, a stare, stare prima di tutto in se stesso, stare nella sua realtà per infine stare in Dio, che é, come dice la propria Elisabetta, L’Immutabile.

Poi, nella terza parte Elisabetta si rivolge allo Spirito Santo e al Padre:

O Fuoco consumante, Spirito d’amore, “scendi su di me”, affinché si faccia nella mia anima come un’incarnazione del Verbo : che io sia per Lui una umanità aggiunta nella quale Egli rinnovi tutto il suo Mistero.

E tu, o Padre, chinati verso la tua povera piccola creatura, “coprila con la tua ombra”, non vedere in lei che il “Prediletto nel quale hai posto tutte le tue compiacenze”.

O miei Tre, mio Tutto, mia Beatitudine, Solitudine infinita, Immensità in cui mi perdo, mi abbandono a voi come una preda. Seppellitevi in me perché io mi seppellisca in voi, nell’attesa di venire a contemplare nella vostra luce l’abisso delle vostre grandezze.

Qui, Elisabetta fa una allusione all’episodio dell’incarnazione e chiede che si compia in lei quanto è avvenuto con la Vergine Maria, un’incarnazione del Verbo, il desiderio nascosto nelle parole della santa è quello di scomparire in Dio, fare spazio a Lui dentro di se, e qui Elisabetta fa la sua grande domanda:

che io sia per Lui una umanità aggiunta nella quale Egli rinnovi tutto il suo Mistero…

Lei desidera configurarsi a Cristo, fino al punto di essere per Lui una umanità aggiunta, essere un altro Cristo, e in questo il messaggio di Elisabetta parla a tutti, perché ogni cristiano è chiamato ad essere un altro Cristo, a assomigliarsi talmente al Figlio, imitando il suo esempio e le sue virtù, perché guardandoci, il Padre veda Gesù in noi…

Per concludere Elisabetta rinnova il suo abbandono nelle mani di Dio Trinità, manifestando tutta la sua ammirazione davanti alla grandezza di Dio, ancora una volta chiede la grazia di scomparire in Lui, di perdersi nella sua immensità, chiede di essere seppellita in Lui, facendo emergere cosi la bellezza del mistero pasquale che dalla morte genera vita:

Seppellitevi in me perché io mi seppellisca in voi, nell’attesa di venire a contemplare nella vostra luce l’abisso delle vostre grandezze.

E noi crediamo che oggi, il desiderio di Elisabetta é stato esaudito, che lei contempla nella luce il volto di Dio, l’abisso delle sua grandezze, la sua missione presso di noi é quella di portare le anime alla vita interiore, all’intimità con Dio più profonda, con questo Dio Trinità che ci abita, per questo affidiamoci alla sua intercessione e preghiamo:

O Santa Elisabetta, nel tuo grande amore di Dio eri sempre talmente vicina ai tuoi amici ed ai loro bisogni!

Adesso che sei in cielo di fronte al Viso del Signore intercedi presso di lui per le intenzioni che ti  raccomandiamo. (dire qui la propria intenzione) Insegnaci, nella fede e nell’amore, a vivere con la Santissima Trinità nel più profondo del cuore. Insegnaci, secondo il tuo esempio, a irradiare l’amore di Dio tra gli uomini, nella nostra vita quotidiana, per essere a lode della sua Gloria. Amen.

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