3° giorno del Triduo: San Giovanni della Croce

3° giorno del Triduo: San Giovanni della Croce

3° giorno del Triduo: San Giovanni della Croce

La speranza in San Giovanni della Croce

Oggetto della speranza: Dio.

L’uomo già possiede a Dio per grazia, però non pienamente.

 

L’atto della speranza include la fiducia e la sicurezza nell’ausilio di Dio che non fallisce mai, perché è garantito dalle promesse di Dio in Cristo, per cui sono incluse la misericordia, la fedeltà e l’ausilio di Dio.

 

La speranza non offre la certezza della propria salvezza come invece la virtù della fede. Questo non dipende soltanto dalle promesse di Dio, ma dipende anche dalla risposta libera dell’uomo alla chiamata divina.

 

Il timore e l’incertezza che possono accompagnare la nostra speranza, provengono dalla nostra debolezza.

 

Quello che S. Giovanni della Croce racconta nei suoi scritti, è che la speranza non gira intorno alla sua realizzazione, ma a quello che sta per raggiungere.

 

Per comprendere l’esperienza dell’attesa, della speranza dobbiamo comprendere e accettare l’insufficienza e mancanza di ciò che desideriamo. Per questo motivo il vuoto rappresenta la fragilità della speranza ma allo stesso tempo il suo massimo punto di forza.

 

 

All’inizio la speranza può sembrare imprecisa e confusa, perché quando godiamo di un momento di pace o di soddisfazione spirituale può sembrare che abbiamo raggiunto la nostra realizzazione. Invece subito si capisce che c’è ancora dell’insoddisfazione, la persona o l’anima sente che quello non basta e si lancia nuovamente verso la sua meta.

 

Cosa desidera la speranza che è dentro noi?

 

Desidera amare, possedere Dio. Ma questo sarà possibile in pienezza solo alla fine dei tempi.

 

Per poter possedere Dio pienamente in futuro, l’anima o la persona si apre fin da adesso agli orizzonti presenti, per guadagnare quello che desidera nel futuro.

 

Spesso sentiamo il Papa Francesco che sempre ci esorta, stimola a mettere la fede in opera, aiutando i più bisognosi, gli esclusi e le tante persone che si trovano nelle varie periferie esistenziali.

 

Per poter un giorno godere il regno di Dio in cielo, dobbiamo farlo presente già su questa terra. La vera speranza ci spinge a vivere l’amore carità adesso.

 

Leggiamo adesso un brano del libro Notte Oscura, dove lui spiega la virtù della speranza nella nostra vita: “questa viva speranza in Dio dà all’anima tale vivezza, coraggio ed aspirazione alle cose della vita eterna… l’anima cammina sicura dal secondo pericolo, quello del mondo. Perciò San Paolo chiama la speranza elmo di salute (I Tess. 5,8), in quanto l’elmo è un’arma che difende la testa e la ricopre tutti i sensi dell’anima perché non si ingolfino in cose del mondo e non resti loro lato per cui poter feriti da qualche saetta del secolo. Le lascia soltanto una visiera, affinché l’occhio possa guardare in alto e non più; questo infatti è l’ufficio che compie la speranza nell’anima: quello di far sollevare gli occhi a guardare Dio solo”. (N 2, 21, 6-7)

 

 

L’originalità in San Giovanni della Croce quando si riferisce alla speranza è far confluire insieme alla potenza della memoria, la povertà e i beni del mondo o beni materiale. La Speranza guarisce la memoria, i ricordi; aiuta a vincere il secondo nemico dell’anima che è il mondo e ci insegna a vivere sobriamente senza essere attaccati alle cose o ai beni materiali.

 

Certo, oggi non approfondiamo ognuno di questi argomenti, è soltanto per avere una idea di come questa virtù teologale è ampia.

 

Nella sua opera Salita del Monte Carmelo nel terzo libro dice cosi: “questa virtù ha per oggetto ciò che non si possiede e quanto meno cose si hanno tanto maggiore capacità ed abilità si ha per attendere quanto si spera, e quindi più speranza, ne segue che quanto più l’anima spoglierà la memoria dalle forme e da ciò che si può ricordare, da ogni cosa  insomma che non è Dio, tanto più la porrà in Lui e la terrà vuota in attesa che Egli la riempia”. (S 3,15, 1)

 

 

Quello che già si possiede, già si è raggiunto, non c’è bisogno di lottare per ottenerlo.

Per questo motivo tante volte non riusciamo a vedere o percepire Dio nella nostra vita, nella storia… perché abbiamo costruito un’immagine di Dio sbagliata, abbiamo costruito un’immagine di un Dio piccolo, limitato che pensiamo di poter contenere nella nostra intelligenza, invece Dio è talmente infinito che non può rientrare nei nostri concetti in quanto persone limitate.

 

Noi facciamo tanti sforzi per imparare ad accettare le diversità fra di noi e spesso ci riusciamo. Però verso Dio, tanti hanno difficoltà ad accettare un Dio cosi grande e infinito che a sua volta si fa piccolo e uno di noi. La nostra attitudine dovrebbe essere quella di una continua apertura a Dio che essendo infinito ci ama infinitamente.

 

 

Purtroppo tante persone si allontanano da Dio, perché la volontà di Dio è stata da loro banalizzata, ossia tutto ciò che di male gli accade è vista come un suo volere, come se Dio volesse castigarli. Invece Dio essendo la somma bontà è incapace di avere in sé qualcosa di male.

 

Chiediamo al Signore di restaurare in noi la speranza in Lui. Perché soltanto in Lui possiamo porre la vera fiducia, in lui la nostra speranza non sarà delusa come dice San Paolo nella sua lettera ai Romani al capitolo 5. Per noi cristiani la speranza ha un nome e un viso, che è Gesù.

                                                                                                                                            Sr. Erica cmes

 https://youtu.be/8x2CJ1cggx8

 

 

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