2°giorno Triduo: San Giovanni della Croce

2°giorno Triduo:                    San Giovanni della Croce

2°giorno Triduo: San Giovanni della Croce

Il Desiderio

Entriamo nel tema principale del nostro triduo: la speranza in S. Giovanni della Croce.

 

San Giovanni della Croce, prima di parlare della speranza fa riferimento al desiderio di ciò che speriamo. Quindi oggi ci fermeremo in questo primo aspetto della speranza: il desiderio.

 

È frequente negli scritti di San Giovanni della Croce, il verbo desiderare più o meno 300 (276) volte e il sostantivo desiderio più o meno 150 (154) volte. Questo per avere un’idea della sua importanza nei suoi scritti. Inoltre non ci da una definizione tecnica del desiderio.

 

Quando utilizza il termine desideri si riferisce piuttosto agli appetiti e affetti. E quando parla del desiderio nel singolare si riferisce al desiderio unico e esclusivo verso Dio, di incontrarlo, di unirsi a Lui.

 

Esiste un desiderio essenziale, profondo nell’essere umano, una forza infinita che attrae, trascina fino al suo destino ultimo e pieno, però per arrivare a questo obiettivo, si devono far tacere tutti i desideri che ci distraggono e dividono l’anima, per cosi percepire questo desiderio unico, vero e soprattutto unificante per l’uomo.

 

Perché nell’uomo esiste da sempre un desiderio infinito di Dio, pur senza saperlo.

 

L’uomo come descrive San Giovanni della Croce, è un essere aperto a Dio, all’infinito, per natura e per grazia. È una bellissima e perfetta immagine di Dio (conf. S 1, 9, 1), capace di comunicarsi con Dio, “che il Signore dimori sempre nell’anina dandole e conservandole con la sua presenza, l’essere naturale” (S2, 5, 4).

 

L’uomo secondo San Giovanni della Croce sta totalmente e radicalmente orientato verso Dio perché in Dio l’uomo ha la sua “vita e radice” (C 39, 11)

 

Giovanni della Croce vede, comprende che l’uomo si trova incompleto, alla ricerca della sua piena realizzazione.

 

L’uomo dentro di sé riconosce che gli manca qualcosa, che è chiamato a qualcosa di grande. Per questo sta alla continua ricerca della piena realizzazione di sé stesso.

 

I desideri che l’uomo sente, non sempre sono genuini. A volte l’uomo coltiva desideri che si contraddicono con quello che dovrebbe essere.

 

Per questo l’uomo ha continuamente bisogno di discernere e purificare questi desideri.

 

Questa purificazione San Giovanni della Croce la chiama di notte oscura, che porta l’essere umano a trovare i suoi desideri più veri e autentici.

 

Per esempio questo momento che stiamo vivendo, di emergenza sanitaria, quando tutto è stato chiuso, quali servizi hanno continuato a funzionare? I servizi, le attività essenziali. Hanno funzionato soltanto i servizi essenziale per la vita.

 

Cosa abbiamo imparato? Che, possiamo vivere senza tante cose, però non senza quello che è essenziale.

 

In questo periodo cosi difficile, possiamo dire in termine di San Giovanni della Croce, è un momento di purificazione, di notte oscura, notte oscura collettiva e passiva, e che ci insegna ciò che realmente conta nella nostra vita. Tante persone che non possono stare vicino ai suoi cari, fanno questo sacrificio per cosa? Per proteggere quello che per loro è essenziale, che hanno di più caro, la vita delle persone che amano.

 

Nella nostra vita spirituale succede qualcosa di simile, siamo tutti distratti da tante cose, a volte da cose superficiali e banali, e sembra che tutto va bene, ci dimentichiamo di Dio, degli altri, viviamo dentro il nostro mondo egoisticamente. Però quando ci succede un disagio, una frustrazione, una perdita, riflettiamo su ciò che realmente conta, su quello che è essenziale nella nostra vita e piuttosto in questi momenti ci ricordiamo di Dio che è il nostro essenziale per eccellenza.

 

Dio infonde  il desiderio di Lui.

Giovanni dice che nel primo incontro dell’uomo con Dio, che è il momento della conversione, l’uomo riconosce Dio come il bene più grande dell’anima, e sperimenta il desiderio irreprimibile di possederlo e amarlo.

 

Nel libro Cantico Spirituale (CB 1,1-2) S. Giovanni narra che: “l’anima riflette su quanto è obbligata a fare, si accorge che la vita è breve (Giob., 14, 5), il sentiero della vita stretto (Mt. 7, 14), il giusto a stento si salva (I Piet. 4, 18); conosce che le cose del mondo sono vane ed ingannevoli, che tutto finisce e viene a mancare come l’acqua che scorre (2 Sam. 14, 14), che il tempo è incerto, rigoroso il giudizio, la perdita molto facile e la salvezza molto difficoltosa. D’altra parte pensa al grande debito di gratitudine che ha verso Dio, per averla creata solamente per sé, onde gli deve il servizio di tutta la vita, e per averla redenta solo per sé, in forza di cui gli deve tutto l’affetto del cuore; … l’anima cosi innamorata del Verbo Figlio di Dio, suo Sposo, desiderando unirsi con Lui mediante la visione chiara ed essenziale espone le sue ansie di amore”. (CB 1, 1-2)

 

La pedagogia di Dio consiste nel dare di più per accrescere i desideri dell’anima per guadagnarne maggiore profitto.

 

Quindi riassumiamo: Il desiderio dell’uomo è Dio. Cristo è l’unica mediazione piena dell’incontro con Dio.

 

L’unico mezzo per realizzare la comunione piena con Dio, che San Giovanni chiama con il termine unione e Dio con il termine Amato, si realizza per mezzo dell’Amore.

 

Anche Dio desidera l’anima, conosciamo tanti brani del Vangelo che ci raccontano Dio alla ricerca dell’uomo. Ma non perché Dio necessita dell’uomo, ma per un gesto di amore e gratuità. Tutto questo perché Dio desidera esaltare l’anima (CB 28, 1)

L’uomo non si soddisfa se non che con l’infinito.

                                                                                                                                                          Sr. Erica cmes

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